Reportage

Bersaglieri
06 05 2020
Marocco
03 05 2020
Le porte
01 05 2020
Savogno e Dasile
25 04 2020
Savogno si trova lassù a m 932 di quota sul lato orografico destro della verde Val Bregaglia. Per chi viene da Milano l’accesso è praticamente obbligato per la S.S. 36 dello Spluga fino a Chiavenna. Seguiremo poi la Statale 37 del Maloja in direzione del confine Svizzero sino a Borgonuovo (m 400 ), lasciando l’auto in una delle aree adibite a parcheggio presso le cascate. Questa escursione, adatta a tutti, offre diverse varianti anche nell’accesso. Noi percorreremo una sorta di anello che ci porterà sino a Dasile partendo dal parcheggio nei pressi di un chiosco della frazione di Serlone, proprio sulla destra delle magnifiche cascate dell’Acqua Fraggia .Al cartello indicatore, opteremo per il sentiero di sinistra ignorando per il momento l’alternativo che sale a destra. Lo incroceremo più tardi e comunque lo percorreremo integralmente in discesa al rientro. Ci inoltriamo nel bosco di castagni sull’evidente sentiero che sale con agevoli tornanti. In circa dieci minuti raggiungiamo una deviazione che adduce in breve ad una piazzuola adiacente la cascata. Con un po’ di fortuna , oltre alla vista sulla Val Bregaglia e Chiavenna, potremo godere anche dell’arcobaleno prodotto dalla nebulizzazione dell’acqua che si infrange sulle rocce. Ritornati al sentiero, raggiungiamo in breve una incredibile scalinata in ferro che supera un’altrimenti inagibile gola. Proseguiamo nel bosco, caratterizzato dal persistente e piacevole profumo di funghi, sulla bella mulattiera che per lunghi tratti costeggia il torrente. Avremo modo di attraversarlo in un paio di occasioni tramite ondeggianti e caratteristici ponticelli. Bellissima, nei pressi del secondo ponte, la spumeggiante cascata che alimenta una pozza naturale. A quota m 800 circa incrociamo il sentiero classico, ignorato all’inizio, proveniente dalla nostra destra. Camminiamo ora più agevolmente su questa bella mulattiera costituita da circa 3000 gradini. Un’opera veramente grandiosa, eseguita a suo tempo dai Valligiani per agevolare il transito del bestiame verso gli alpeggi più alti. Superiamo una croce di legno e in pochi minuti arriviamo ad un bivio con l’indicazione a sinistra per Dasile. In realtà uno vale l’altro poiché entrambi conducono a Savogno. Proseguiamo per Dasile, rimandando la visita a Savogno per il ritorno. Superato il cimitero e il lavatoio attraversiamo il ponte in muratura sulla profonda forra scavata dal torrente. Da qui in breve sul comodo sentiero panoramico, ( imperativa una breve sosta all’altezza della cappelletta dedicata alla Madonna, da cui si gode una suggestiva vista su Savogno) al pianoro che ospita Dasile. Rigenerante la vista sulla valle e sul versante opposto con il Pizzo di Prata e il monte Gruf in primo Piano. Più lontano a est l’inconfondibile profilo del Badile. Una simpatica famigliola di asinelli ci accompagna nella breve visita nel paese caratterizzato da sobrie case interamente in pietra e con una curiosa chiesetta riconoscibile dalla minuscola torre campanaria. Ritornando sui nostri passi a Savogno, vedremo subito che la costruzione più recente è la vecchia scuola elementare ora ristrutturata e adibita a rifugio. Di rigore per chi non dovesse proseguire, fermarsi ad apprezzare la cucina presso questa accogliente struttura e godere degli aneddoti del simpatico gestore, il signor Luigi. Da notare la particolare disposizione delle case, con le stalle a monte, nettamente separate dalle abitazioni. Particolari la Chiesetta dedicata a San Bernardino e il magnifico campanile risalenti all’anno 1465. Il sagrato della stessa è un autentico terrazzo con vista sulla valle e antistanti montagne. Sembra giocare la luce del sole, infiltrandosi tra vicoli e viuzze, tra splendidi balconi di legno e scalinate di pietra, illuminando magnifici scorci architettonici. Ed è bello, anche se un poco triste, indugiare nelle piazzuole, immaginando le persone affaccendate, gli schiamazzi dei bambini, il passaggio del bestiame verso i pascoli alti. Il silenzio seppur piacevole è innaturale, non consono ad un villaggio, rurale si, ma ben conservato e perfettamente vivibile. Eppure, già dagli anni cinquanta, gli abitanti hanno lasciato man mano questo gioiello, preferendo i maggior agi del fondovalle. Ora qui risiede solo la famiglia del signor Luigi gestore del rifugio. Terminata la visita del villaggio possiamo scendere utilizzando il sentiero adiacente al piazzale della chiesetta. Percorriamo questa volta integralmente la via classica, tutta a gradini, molto agevole e sempre nel bosco, con poche radure a concedere piacevoli vedute sul fondovalle. A quota m 590 nei pressi di una fontana, con una breve deviazione è possibile visitare il nucleo delle Stalle dei Ronchi, edifici allora adibiti a deposito e stalle. Qui è ancora possibile ammirare un antico torchio da vino risalente al 1700. La stessa fontana merita la nostra attenzione, interamente scavata nel granito e divisa in sezioni ben distinte per gli animali e uomini. Lasciato l’abbeveratoio, in pochi minuti ritroviamo il bivio da cui siamo partiti, nei pressi di Serlone. Difficoltà: (E) escursione adatta a tutti Dislivello: m 488 dalla frazione di Serlone (m 444) a Savogno (m 932) m 100 da Savogno a dasile (m 1032) Tempo : da Serlone a Savogno ore 1,30 da Savogno a Dasile 30 minuti Cartografia: Compass n.92 Chiavenna -Val Bregaglia Punti di appoggio: Rifugio Savogno Stucchi Luigi Antonio 23020 Savogno di PiuroTel. +39 0343 34699 rifugio@savogno.it
LA CASINA DELLE CIVETTE
22 04 2020
Una fantasiosa costruzione che si trova all’interno del parco di Villa Torlonia a Roma e che prende il nome dalla decorazione che si trova sopra l’ingresso. Era la dimora del principe Giovanni Torlonia jr. fino al 1938, anno della sua morte. E’ il risultato di una serie di trasformazioni e aggiunte apportate alla ottocentesca Capanna Svizzera ideata nel 1840 da Giuseppe Jappelli su commissione del principe Alessandro Torlonia, che, collocata ai bordi del parco e nascosta da una collinetta artificiale, costituiva in origine un luogo di evasione rispetto all'ufficialità della settecentesca Villa Torlonia dell’architetto Giuseppe Valadier Gli spazi interni, disposti su due livelli, sono tutti particolarmente curati nelle opere di finitura; decorazioni pittoriche, stucchi, mosaici, maioliche policrome, legni intarsiati, ferri battuti, stoffe parietali, sculture in marmo. Tra le tante decorazioni la presenza delle vetrate è così prevalente da costituire l’attrazione distintiva dell'edificio.
Islanda
20 04 2020