Risultato della ricerca: teatro di figura
Maricetta
Un anziano seduto su una panchina, solo. Una mamma tiene per mano la sua bimba. Generazioni che passano davanti al bellissimo Teatro Massimo. Quante storie potrebbe raccontare se potesse parlare.
en.giuliani
La petunia, come del resto spesso accade per piante che incontrano differenti culture, non ha assunto in ogni tempo e in ogni luogo lo stesso significato: alla corte inglese della regina Vittoria, le petunie rappresentavano le esplosioni di collera incontenibile e il rancore serbato successivamente. Un diverso sentimento, dunque, si legava alle stesse caratteristiche che fanno oggi della petunia uno dei simboli d'amore per eccellenza. Il legame con la collera era rafforzato dalla caratteristica della petunia di mantenere la propria fioritura per lungo tempo, anche in caso di condizioni climatiche poco favorevoli. Dal punto di vista religioso, invece, la petunia si lega alle lodi alla Madonna fin dal Medioevo, quando veniva coltivata nei giardini di Maria, dove trovavano spazio solo le piante dedicate alla figura sacra.
massimo tommi
In quel tempo l\'imprenditoria agraria si trasformava in piccola industria, le verdi foglie di tabacco venivano raccolte e lentamente essiccate a fuoco, tramutandosi in tabacco dorato pronto per diventare sigaro toscano. Oggi teatro di avvistamento della fauna migratoria, si percepisce ancora il buon profumo del tabacco che la Tabaccaia, abbandonata nel padule delle Morette, emana nell\'aria.
fabiofoni
Al di là della luce, l\'ombra che lascia solo la forma della figura, privata di ogni suo dettaglio......rendendo l\'immagine irreale e surreale, quasi apocalittica. Una prova che dedico agli amanti delle immagini intense
luigideluca44
....la luce genera le ombre.... gli effetti chiaroscurali che parcepiamo osservando la realtà sono principalmente di due tipi -ompre proprie e le ombre portate....
tex56
Credere E\' impossibile che lo specchio dell\'anima rifletta nell\'immaginazione qualcosa che non le stia realmente dinanzi. E\' impossibile che un lago tranquillo mostri nelle sue profondita\' la figura di una montagna o l\'immagine di un albero o di una nuvola che non esiste nelle immediate vicinanze. E\' impossibile che la luce proietti sulla terra l\'ombra di un oggetto che non c\'e\'. Niente si puo\' vedere, udire o percepire se non ha una esistenza reale. Chi conosce una certa cosa, ci crede: il vero credente vede con il proprio discernimento spirituale cio\' che l\'osservatore superficiale non vede coi propri occhi, e comprende attraverso l\'intima riflessione cio\' che sfugge alla logica esigente e acquisita di chi guarda l\'esteriorità. Kahlil Gibran
MARCO FERRARI
Dopo vari tentativi, finalmente quest\'alba mi immerge in un\'atmosfera magica, dove dalla luce nebbiosa attendo che emerga, da un momento all\'altro, una figura fiabesca...
loryportraits
Un lungo vestito copre la tua florida figura. Solo una fessura sul tuo viso libera i tuoi occhi. Li vedo, sono neri,dolci, luminosi. Il tuo sguardo languido perso nella figura dell\'uomo che ti precede nel tuo lento cammino. Lotta resisti contro ingiustizie che non ti meriti , qualsiasi Dio non permetterebbe che i tuoi dolci occhi piangano di dolore . Vai verso quel fascio di luce, è l\'Amore che ti meriti dolce creatura. L.B.
Raffaele Spettoli
Levataccia di un nebbioso sabato mattina per provare la nuova slitta micrometrica. Ne sono rimasto contento e questo Sympetrum fonscolombii è stato il soggetto che più si è reso disponibile. Ho scelto di fare questa inquadratura, meno scontata secondo me della figura intera, proprio perchè volevo che l'attenzione fosse guidata sui particolari del capo e delle zampe. Spero l'apprezziate. Buona luce
gigivoz
Le Rocce di Belogradchik costituiscono una delle meraviglie naturali della Bulgaria, note in tutto il mondo. Queste rocce sono formate da sedimenti di arenaria rossa e presentano variazioni di colore che vanno dalle tonalità del giallo al rosso al grigio. La loro caratteristica principale, che le rende uniche al mondo, risiede nel loro aspetto: ognuna di esse ha una forma che evoca una figura particolare, che secondo la fantasia popolare sono state identificate con personaggi e animali.
sassopiatto
Il ponte, appartenente al complesso di Castelvecchio, risulta essere un\'opera ardita per il periodo in cui venne costruita, con l\'arcata destra avente una luce di addirittura 48,69 metri, mentre le due arcate minori hanno luci di 29,15 e 24 metri. Le diverse ampiezze degli archi e le diverse moli dei piloni vennero studiati in rapporto alle diverse forze dell\'acqua in questa ansa del fiume, determinando tale nuova e gotica figura.
leonardo_lb
I Pupi Siciliani di Giacomo Cuticchio a Palazzo Branciforte a Palermo.Ogni Pupo e' un'opera d'arte unica,una scultura di legno,stoffa e metallo,abilmente manovrato e animato tramite un meccanismo di fili dal Puparo. I " Pupi " sono le caratteristiche marionette di un teatro popolare ed epico che opero' dalla prima meta' dell'Ottocento in Sicilia,ed ancora oggi la tradizione continua...
RosannaFerrari
... chissà cosa avrà visto... probabilmente, la sua figura riflessa nel vetro a specchio... eh hehehehhh per vederlo un pò meglio nei dettagli, se vi va, cliccate su salva originale
Promettente55
Non sapendo più cosa inventarmi per fotografare le mie colline mi sono immaginato questa scena nella quale i Pioppi hanno la funzione di quinte per aprirsi poi sul proscenio del teatro.
GIUSEPPE.MAZZINI
Il tempio di Debod è un tempio dell'antico Egitto localizzato attualmente a Madrid in Spagna. Si trova ad ovest della plaza de España, a fianco del Paseo del Pintor Rosales (Parque del Oeste), su un colle dove si trovava il Cuartel de la Montaña, teatro di un sanguinoso episodio della Guerra civile spagnola. In seguito al trasporto verso la Spagna, fu ricostruito in modo da rispettare approssimativamente l'orientamento originario, da est a ovest. Il tempio di Debod fu un regalo dell'Egitto alla Spagna (1968), come ricompensa per l'aiuto spagnolo, in risposta all'appello internazionale dell'Unesco per salvare i templi della Nubia, principalmente quello di Abu Simbel, in pericolo per la costruzione della diga di Assuan. L'Egitto donò quattro templi salvati a quattro diverse nazioni che avevano collaborato al salvataggio: Dendur agli Stati Uniti d'America (si trova attualmente al Metropolitan Museum of Art di New York), Ellesija all'Italia, Taffa ai Paesi Bassi e Debod alla Spagna. Il tempio risale al II secolo a.C.. Il suo nucleo più antico fu eretto sotto il faraone Tolomeo IV Filopatore e decorato successivamente sotto il re nubiano Adijalamani di Meroe all'incirca fra il 200 e il 180 a. C., dedicato ad Amon di Debod ("Amani", in lingua kushita) e Iside. Possiede importanti aggiunte di epoca tolemaica e romano-imperiale (dal I secolo a.C. al I secolo d.C.).
en.giuliani
Piazza IX aprile è il luogo più elegante di Taormina. Dalla balconata si ammira un magnifico panorama che abbraccia l'Etna, la baia di Naxos e i ruderi del teatro antico di Taormina. La piazza si chiama così perché il 9 aprile del 1860, durante una messa nella cattedrale taorminese, si sparse la voce che Garibaldi era sbarcato a Marsala per cominciare dalla Sicilia la liberazione dai Borboni. La notizia si rivelò falsa: infatti Garibaldi sarebbe sbarcato a Marsala solo un mese dopo, cioè il 9 maggio. I taorminesi vollero ugualmente ricordare quella data, dedicandole la piazza più bella della città. Prima di allora, la piazza si chiamava Piazza Sant'Agostino, dal nome della chiesa edificata nel 1448 e che occupa un lato della piazza. La chiesa è oggi sede della Biblioteca Comunale. Un altro edificio religioso si trova su piazza IX aprile. Si tratta della chiesa di San Giuseppe, edificata nel XVII secolo. La chiesa è ancora aperta al culto ed è affidata ai Padri Salesiani. Rappresenta un bell'esempio di barocco siciliano. Di notevole bellezza è la duplice scalinata collocata davanti l'ingresso. L'edificio più importante della piazza è certamente la torre, detta dell'Orologio. Costruita nel XII secolo, fu più volte distrutta nel corso del tempo, ma fu sempre ricostruita.
sassopiatto
Il torrente Povo scorre in un paesaggio idilliaco ed incantato: la sua sorgente si trova a 2390 m di altitudine, sulla sua sponda destra spicca la Presolana, dall’altra parte il Pizzo Pianezza. Il suo alveo, mediamente largo tre metri, sbuca dapprima nella Val di Scalve e termina in Val Camonica. Alpi Orobie, al confine tra le province di Bergamo e Brescia: territori incontaminati, lontani da smog e caos. Ma teatro di un terribile disastro, oggi dimenticato ma che novant’anni fa portò morte e devastazione per un’intera valle. Una distruzione, se non annunciata, comunque causata da una sommatoria di errori e concause che è impossibile definire imprevedibili. Un evento non strettamente naturale ma che ha causato al paesaggio ed all’uomo ferite incancellabili le quali portano una testimonianza di dolore ed incuria il cui monito dovrebbe far riflettere tutti noi. Il passato insegna ma sono in troppi, allora come adesso, a dimenticare questo semplice assioma