Risultato della ricerca: relazione
icilati
Non tutto il visibile è immagine né tutte le immagini sono visibili .L\'immagine crea una relazione e con essa un..soggetto!
mauriziot
…..la luce dell’alba su uno degli angoli più magici e "fatati" d'Irlanda: un intricato viale di faggi dall'aria misteriosa e spettrale costruito già ben tre secoli fa per stupire chi vi passava. Più bello e suggestivo di quanto questa foto riesca a rappresentare, nonostante la post produzione realizzata per enfatizzarne l’atmosfera. A proposito di PP, tutte le foto - su questo sito e ovunque - hanno post produzione; più o meno visibile, più o meno coerente con i gusti e le capacità del fotografo. Sono questi due ultimi punti che spesso determinano il livello di PP, e non la qualità dello scatto iniziale. D’altra parte, - dal modificare le curve e i contrasti all’HDR e alla fusione di più scatti; dal croppare allo sfruttare al massimo chiarezza e struttura, dallo schiarire gli occhi all’enfatizzare le rughe - stabilire quale sia il livello di PP “giusta” è una questione sempre “soggettiva”; certo, per il professionista e l’abituale frequentatore di concorsi, il “gusto” del committente e delle classiche giurie è essenziale; per il fotoamatore che fotografa per il piacere di fotografare, il proprio “gusto” non può che essere soggettivo, con l’esperienza di ciò che ha visto e studiato e la libertà di interpretazione che la tecnica gli consente. Io apprezzo le foto semplici e naturali e anche le elaborazioni più esasperate, trovando spunti e meriti in entrambi casi e stimo gli autori in relazione al risultato finale, senza pensare di essere il portatore di verità assolute ma apprezzando la diversità come elemento di ricchezza.
GIUSEPPE.MAZZINI
La Catalogna è una comunità autonoma spagnola situata all'estremità nord-orientale della penisola iberica, tra i Pirenei e il Mediterraneo. Costituisce, inoltre, il più esteso e popolato dei territori catalanofoni noti, anche in virtù di connotazioni politiche, come paesi catalani. La sua posizione geografica ha favorito, fin dai tempi medievali, una relazione stretta e intensa con gli altri paesi mediterranei e allo stesso tempo con l'Europa continentale. L'origine della parola "Catalogna" è ancora incerta e aperta a diverse interpretazioni: Una teoria afferma che essa significhi "terra di castelli", in riferimento ai numerosi castelli eretti nell'Alto Medioevo. In particolare, la parola "catalano" si sarebbe sviluppata da castlà (castellano, il governatore di un castello). Secondo questa teoria, i termini "catalano" e "castigliano" sarebbero fondamentalmente omologhi. . All'incirca il 28,7% del suolo della Catalogna è dedicato alle coltivazioni; il 15,7% sono prati e pascoli, l'1% è occupato da fiumi, il 43,4% da boschi, il 6,7% da aree urbane o urbanizzabili, e il 4,6% da altre attività non specificate nelle statistiche ufficiali.
robgrosso
Ho fotografato questo cavallo in Olanda nei pressi della cittadina di Boxmeer. Ero lontano qualche decina di metri quando ho iniziato a fotografare, il cavallo si è accorto di me si è avvicinato alla staccionata ed ha incominciato a guardarmi. E\' stato un piccolo momento di relazione tra me è questo splendido animale,ho immortalato quel momento in questa foto.
luigideluca44
...la percezione dell\'rchiyettura.... .....l\'importanza del punto di vista nel rapporto fra edificio e ambiente.L\'osservatore determina la percezione dell\'edificio percepito e il rapporto fra l\'architettura e lo spazio esterno,in relazione al quale la costruzione si rapporta per forma,grandezza,colore,trama di suoerficie,orientamento.Una variazione del punto di vista può modificare alcuni parametri di colore o di forma,rendere diverso il profilo dell\'edificio e variare il rapporto esistente fra la costruzione architettonica e l\'ambiente......
francescogambino
Nell'era di internet, del web 2.0 e dei social network c'è una nuova forma di dipendenza che preoccupa famiglie ed esperti: l'attaccamento, quasi morboso, a qualsiasi dispositivo digitale (smartphone in primis) e l'ansia perenne di essere sempre connessi. Alcune ricerche confermano che, per almeno 5 ore al giorno, siamo in "compagnia" del web e intrecciamo rapporti su chat e social, a scapito degli incontri tradizionali con amici e compagni, come avveniva un tempo. A rincarare la dose, poi, alcuni comportamenti che contribuiscono ad alimentare un ulteriore “allarmismo”: ovvero l'attitudine degli “internettiani” a rinchiudersi nell'assoluto isolamento. “Digital seduction” è un racconto attraverso immagini di questo scenario: la quotidianità di una ragazza, sedotta da un display, in solitudine nel suo ambiente, in un mondo fisicamente lontano, ma virtualmente molto vicino. Completamente isolata da tutto il resto, ma paradossalmente in relazione con persone dell'intero pianeta, senza alcuna interazione fisica. Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer descrive così la nuova solitudine tecnologica: “Così connessi, così distanti, preferiamo l'iPad alle persone”. Viene da chiedersi: è davvero proprio questo il futuro che desideriamo? (*) Nota tecnica: tutte le immagini sono state realizzate sfruttando la sola luce del display di un tablet.
Paolo76BG
2
uno scatto dedicato a chi ha un rapporto speciale con qualcuno,una relazione o un amicizia,ma anche a chi è solo perchè forse c'è sempre qualcuno che ci è accanto anche se non si fa vedere...da apprezzare in salva originale.
MarchioneGiacomo
Gambero Arlequino, con la sua livrea azzurra in relazione al fatto che si alimenta di stelle marie blu
mauriziot
La radiazione infrarossa (IR) è la radiazione elettromagnetica inferiore a quella della luce visibile, ma maggiore di quelle delle onde radio. Il nome, dal latino, significa sotto il rosso, perchè il rosso è il colore visibile dall\'occhio umano con la frequenza più bassa; in altre parole l\'IR consente di vedere una maggior gamma e in un modo diverso i colori da come li vede l\'0cchio umano: la radiazione infrarossa consente la visione notturna, va oltre la nebbia e il fumo e permette di caratterizzare nella spettografia i metalli; consente anche della fotografia creativa, perchè, andando oltre lo spettro visivo dell\'occhio umano, registra in modo diverso i colori (il verde della piante diventa ad esempio una tonalità di bianchi diversi in relazione alla clorofilla contenuta nelle foglie e al loro stato di salute): i colori della natura si presentano diversi da quello che noi vediamo abitualmente. Questa foto nè rappresenta un uso \"estetico\" in campo fotografico. Diversamente dalla foto tradizionale, è conveniente scattare (con filtri speciali o macchine riadattate) quando il sole è più intenso. Pescasseroli.
ClaudioPiccoli
Perfect lines www.claudiopiccoli.com
steveddies
In questa immagine ho sperimentato il micro movimento, come soluzione creativa. L\'immagine non è perfettamente a fuoco, anzi deve dare la sensazione della perdita della staticità attraverso un piccolo micro movimento che può essere ottenuto facilmente scattando con tempi uguali o inferiori a 1/30 (in relazione anche alle ottiche ed alla camera). Questo fatto ha conferito alla modella una posizione quasi in movimento, al punto tale da sembrare che si stia girando. Naturalmente è una tecnica che devo perfezionare, ma mi auguro presto di intraprendere una strada nella sperimentazione del micro mosso d\'autore, cercando soluzioni nuove alla voglia di creare. Anche il piano e l\'orizzonte fotografico sono stati volontariamente messi fuori asse per dare maggior risalto al concept di questa immagine.
faxus
Luca Trazzi - Cortile d’Onore Università degli Studi di Milano. Una struttura camaleontica, che cambia al variare del punto di vista, si mette in relazione con l’ambiente e il trascorrere del tempo. K?chu è espressione della tensione tra materiale e immateriale e il suo nome significa “pilastri di luce“. Si compone di 1160 lamine in alluminio da 3 metri per 7 cm di larghezza che, assemblate tra di loro, raggiungono un’altezza complessiva di 12 metri. La sola torsione degli elementi rende la composizione architettonica incorporea e in relazione variabile con il contesto. Realizzate con il materiale giapponese Fortina produced by Toppan, le lamine, rivestite solo da un lato con pellicole effetto legno e metallo, vengono a creare giochi cromatici e chiaroscurali sulla superficie interna ed esterna dell’installazione. Luca Trazzi mette in scena, con il linguaggio della trasparenza, della leggerezza e della forza che da esse deriva, l’identità giapponese di Fortina produced by Toppan. Ne interpreta anche la qualità materica, la vastità e il potenziale dei prodotti. L’installazione interagisce anche con la luce. Quella naturale, incidendo differentemente nelle ore del giorno, ne cambia la percezione, mentre quella artificiale, incassata ai piedi della base, radente e digradante sulla superficie esterna, smaterializza progressivamente il volume dell’opera che risulta evanescente, fisica ma in continuo mutamento.
MarchioneGiacomo
Manta e carangide nero per un rapporto di relazione di protezione Komodo 2019
francescogambino
Nell'era di internet, del web 2.0 e dei social network c'è una nuova forma di dipendenza che preoccupa famiglie ed esperti: l'attaccamento, quasi morboso, a qualsiasi dispositivo digitale (smartphone in primis) e l'ansia perenne di essere sempre connessi. Alcune ricerche confermano che, per almeno 5 ore al giorno, siamo in "compagnia" del web e intrecciamo rapporti su chat e social, a scapito degli incontri tradizionali con amici e compagni, come avveniva un tempo. A rincarare la dose, poi, alcuni comportamenti che contribuiscono ad alimentare un ulteriore “allarmismo”: ovvero l'attitudine degli “internettiani” a rinchiudersi nell'assoluto isolamento. “Digital seduction” è un racconto attraverso immagini di questo scenario: la quotidianità di una ragazza, sedotta da un display, in solitudine nel suo ambiente, in un mondo fisicamente lontano, ma virtualmente molto vicino. Completamente isolata da tutto il resto, ma paradossalmente in relazione con persone dell'intero pianeta, senza alcuna interazione fisica. Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer descrive così la nuova solitudine tecnologica: “Così connessi, così distanti, preferiamo l'iPad alle persone”. Viene da chiedersi: è davvero proprio questo il futuro che desideriamo? (*) Nota tecnica: tutte le immagini sono state realizzate sfruttando la sola luce del display di un tablet.
francescogambino
Nell'era di internet, del web 2.0 e dei social network c'è una nuova forma di dipendenza che preoccupa famiglie ed esperti: l'attaccamento, quasi morboso, a qualsiasi dispositivo digitale (smartphone in primis) e l'ansia perenne di essere sempre connessi. Alcune ricerche confermano che, per almeno 5 ore al giorno, siamo in "compagnia" del web e intrecciamo rapporti su chat e social, a scapito degli incontri tradizionali con amici e compagni, come avveniva un tempo. A rincarare la dose, poi, alcuni comportamenti che contribuiscono ad alimentare un ulteriore “allarmismo”: ovvero l'attitudine degli “internettiani” a rinchiudersi nell'assoluto isolamento. “Digital seduction” è un racconto attraverso immagini di questo scenario: la quotidianità di una ragazza, sedotta da un display, in solitudine nel suo ambiente, in un mondo fisicamente lontano, ma virtualmente molto vicino. Completamente isolata da tutto il resto, ma paradossalmente in relazione con persone dell'intero pianeta, senza alcuna interazione fisica. Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer descrive così la nuova solitudine tecnologica: “Così connessi, così distanti, preferiamo l'iPad alle persone”. Viene da chiedersi: è davvero proprio questo il futuro che desideriamo? (*) Nota tecnica: tutte le immagini sono state realizzate sfruttando la sola luce del display di un tablet.
francescogambino
Nell'era di internet, del web 2.0 e dei social network c'è una nuova forma di dipendenza che preoccupa famiglie ed esperti: l'attaccamento, quasi morboso, a qualsiasi dispositivo digitale (smartphone in primis) e l'ansia perenne di essere sempre connessi. Alcune ricerche confermano che, per almeno 5 ore al giorno, siamo in "compagnia" del web e intrecciamo rapporti su chat e social, a scapito degli incontri tradizionali con amici e compagni, come avveniva un tempo. A rincarare la dose, poi, alcuni comportamenti che contribuiscono ad alimentare un ulteriore “allarmismo”: ovvero l'attitudine degli “internettiani” a rinchiudersi nell'assoluto isolamento. “Digital seduction” è un racconto attraverso immagini di questo scenario: la quotidianità di una ragazza, sedotta da un display, in solitudine nel suo ambiente, in un mondo fisicamente lontano, ma virtualmente molto vicino. Completamente isolata da tutto il resto, ma paradossalmente in relazione con persone dell'intero pianeta, senza alcuna interazione fisica. Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer descrive così la nuova solitudine tecnologica: “Così connessi, così distanti, preferiamo l'iPad alle persone”. Viene da chiedersi: è davvero proprio questo il futuro che desideriamo? (*) Nota tecnica: tutte le immagini sono state realizzate sfruttando la sola luce del display di un tablet.
francescogambino
Nell'era di internet, del web 2.0 e dei social network c'è una nuova forma di dipendenza che preoccupa famiglie ed esperti: l'attaccamento, quasi morboso, a qualsiasi dispositivo digitale (smartphone in primis) e l'ansia perenne di essere sempre connessi. Alcune ricerche confermano che, per almeno 5 ore al giorno, siamo in "compagnia" del web e intrecciamo rapporti su chat e social, a scapito degli incontri tradizionali con amici e compagni, come avveniva un tempo. A rincarare la dose, poi, alcuni comportamenti che contribuiscono ad alimentare un ulteriore “allarmismo”: ovvero l'attitudine degli “internettiani” a rinchiudersi nell'assoluto isolamento. “Digital seduction” è un racconto attraverso immagini di questo scenario: la quotidianità di una ragazza, sedotta da un display, in solitudine nel suo ambiente, in un mondo fisicamente lontano, ma virtualmente molto vicino. Completamente isolata da tutto il resto, ma paradossalmente in relazione con persone dell'intero pianeta, senza alcuna interazione fisica. Lo scrittore americano Jonathan Safran Foer descrive così la nuova solitudine tecnologica: “Così connessi, così distanti, preferiamo l'iPad alle persone”. Viene da chiedersi: è davvero proprio questo il futuro che desideriamo? (*) Nota tecnica: tutte le immagini sono state realizzate sfruttando la sola luce del display di un tablet.
annarita carrisi
momento di delicatezza Materna (Etiopia)