Risultato della ricerca: padellone
Danilo_fisichella
l'alba di ferragosto...
mauro.pazzaglia
Parco 1°Maggio,il Fosso Ghiaia - Località Fosso Ghiaia - (Ravenna)
mapicotto64
Le valli di Comacchio, un ambiente "naturale" controllato e gestito dall'uomo.
Maximilian68
Dalla mia collezione non sono tanti un centinaio ma è il mio piccolo tesoro Da un'articolo su internet.....LA VENDETTA DEL VINILE......... Nei negozi di musica ha fatto la sua ricomparsa, guarda un po’ chi si rivede, il vinile. Ma, come obiettava Battisti, non dovevamo vederci più? E invece rieccolo, stavolta ammantato da un’aura quasi di snobismo, di fascino vintage, (di questi ultimi tempi sembra andare molto di moda qualsiasi cosa riemersa dalle nebbie del passato, meglio se non troppo remoto), confezionato in lussose custodie di plastica trasparente richiudibili (non potevano pensarci trent’anni fa?) e accompagnato da una bodycopy che suona pressappoco così: “Ascolta la tua musica preferita nel suono analogico da veri intenditori”. In altre parole, sbugiardando e contraddicendo tutti i comunicati pubblicitari con cui fu lanciato il compact disc nel 1980, epoca in cui i media fecero a gara nel lavaggio del cervello della gente per convincerla che fino a quel momento si erano dovuti accontentare di una riproduzione del suono infedele, distorta e velocemente deperibile, per non parlare delle dimensioni dei supporti e della praticità d’uso del nuovo, ineffabile dischetto digitale. D’altra parte, bisognava in qualche modo convincere le masse a riacquistare ciò che già possedeva, in alcuni casi convertendo discografie di centinaia e centinaia quando non migliaia di dischi in vinile, che veniva declassato a mero oggetto per collezionisti un po’ fanatici. I vecchi, drammaticamente obsoleti vinili, finivano in cantina nel migliore dei casi o addirittura dritti nel cassonetto man mano che venivano rimpiazzati dalle loro riedizioni digitali, e tutti erano felici: il consumatore, che aveva comprato qualcosa che già possedeva ma – vuoi mettere? – condensato in un dischetto argenteo che gli sarebbe sopravvissuto senza mai un cedimento, le case discografiche, che a fronte di costi di produzione più bassi vendevano di nuovo la stessa musica allo stesso utente a un prezzo più alto, e gli artisti, che vedevano piovere sui loro conti correnti nuove royalties, i produttori di lettori di compact disc, che si affrettavano a mettere in catalogo i loro costosi modelli, Sony e Philips, che detenevano il brevetto e intascavano qualche dollaro ad ogni supporto venduto griffato con il mitico logo “Compact Disc Digital Audio”, già DAD (Digital Audio Disc). E poi, tutto quello spazio guadagnato sulle mensole! Nel giro di qualche anno, con il diffondersi dei lettori portatili finalmente utilizzabili grazie all’utilizzo di memorie tampone degne di questo nome (anche i produttori coreani di chip ringraziano), il cd esce dalle case e ci accompagna a fare jogging, sul treno, in autobus, in vacanza, dappertutto. Nessuno pensa più al vinile, polveroso padellone nero che va girato sul più bello e non è neanche telecomandabile, Sembrava una tecnologia destinata ad una naturale estinzione, e invece rieccolo qua. Il mio parere? Che è la solita, vecchia storia. Spremere un po’ di quattrini al consumatore. Fargli ricomprare in doppia coppia la stessa, identica musica. Solo, con tutte le scomodità di una volta: ingombro, durata, praticità e flessibilità d’uso, eccetera. E facendoci passare questi svantaggi come un romantico plus dal retrogusto sofisticato e vintage. Adesso ci dicono che l’orecchio umano è analogico, che la codifica digitale del suono è innaturale, che si tratta pur sempre di una sequenza molto rapida di campionamenti, che non potrà mai raggiungere, esattamente come nel paradosso di Achille e la Tartaruga, la continuità di un segnale analogico. Adesso, ora che il mercato è saturo ed anzi in gigantesca crisi a causa del diffondersi della banda larga, del peer-to-peer e dell’mp3 e milioni di utenti prima si scaricano il nuovo (pessimo) cd di Madonna e poi, eventualmente, decidono di acquistarlo, ci (ri)propongono questo minestrone riscaldato, rivestendolo di significati che solo dei pubblicitari potrebbero tirare fuori dal cappello. Perché masterizzare un cd è alla portata di chiunque, ma incidere un vinile, beh, vuoi mettere?, è tutt’altra cosa: e quelle grosse copertine, poi. Fanno davvero un bel figurone sullo scaffale. E si ricomincia.