Risultato della ricerca: la fatina del teatro
al1901
In epoca romana Ponte Pietra univa il quartiere del teatro al centro cittadino. Anche allora esso era costituito da cinque arcate, al di sopra delle quali correva probabilmente un acquedotto. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale le truppe tedesche in ritirata fecero esplodere il ponte, che tra il 1957 e il 1959 venne ricostruito in maniera fedele all’originale.
massimo tommi
In quel tempo l\'imprenditoria agraria si trasformava in piccola industria, le verdi foglie di tabacco venivano raccolte e lentamente essiccate a fuoco, tramutandosi in tabacco dorato pronto per diventare sigaro toscano. Oggi teatro di avvistamento della fauna migratoria, si percepisce ancora il buon profumo del tabacco che la Tabaccaia, abbandonata nel padule delle Morette, emana nell\'aria.
leonardo_lb
I Pupi Siciliani di Giacomo Cuticchio a Palazzo Branciforte a Palermo.Ogni Pupo e' un'opera d'arte unica,una scultura di legno,stoffa e metallo,abilmente manovrato e animato tramite un meccanismo di fili dal Puparo. I " Pupi " sono le caratteristiche marionette di un teatro popolare ed epico che opero' dalla prima meta' dell'Ottocento in Sicilia,ed ancora oggi la tradizione continua...
Promettente55
Non sapendo più cosa inventarmi per fotografare le mie colline mi sono immaginato questa scena nella quale i Pioppi hanno la funzione di quinte per aprirsi poi sul proscenio del teatro.
GIUSEPPE.MAZZINI
Il tempio di Debod è un tempio dell'antico Egitto localizzato attualmente a Madrid in Spagna. Si trova ad ovest della plaza de España, a fianco del Paseo del Pintor Rosales (Parque del Oeste), su un colle dove si trovava il Cuartel de la Montaña, teatro di un sanguinoso episodio della Guerra civile spagnola. In seguito al trasporto verso la Spagna, fu ricostruito in modo da rispettare approssimativamente l'orientamento originario, da est a ovest. Il tempio di Debod fu un regalo dell'Egitto alla Spagna (1968), come ricompensa per l'aiuto spagnolo, in risposta all'appello internazionale dell'Unesco per salvare i templi della Nubia, principalmente quello di Abu Simbel, in pericolo per la costruzione della diga di Assuan. L'Egitto donò quattro templi salvati a quattro diverse nazioni che avevano collaborato al salvataggio: Dendur agli Stati Uniti d'America (si trova attualmente al Metropolitan Museum of Art di New York), Ellesija all'Italia, Taffa ai Paesi Bassi e Debod alla Spagna. Il tempio risale al II secolo a.C.. Il suo nucleo più antico fu eretto sotto il faraone Tolomeo IV Filopatore e decorato successivamente sotto il re nubiano Adijalamani di Meroe all'incirca fra il 200 e il 180 a. C., dedicato ad Amon di Debod ("Amani", in lingua kushita) e Iside. Possiede importanti aggiunte di epoca tolemaica e romano-imperiale (dal I secolo a.C. al I secolo d.C.).
en.giuliani
Piazza IX aprile è il luogo più elegante di Taormina. Dalla balconata si ammira un magnifico panorama che abbraccia l'Etna, la baia di Naxos e i ruderi del teatro antico di Taormina. La piazza si chiama così perché il 9 aprile del 1860, durante una messa nella cattedrale taorminese, si sparse la voce che Garibaldi era sbarcato a Marsala per cominciare dalla Sicilia la liberazione dai Borboni. La notizia si rivelò falsa: infatti Garibaldi sarebbe sbarcato a Marsala solo un mese dopo, cioè il 9 maggio. I taorminesi vollero ugualmente ricordare quella data, dedicandole la piazza più bella della città. Prima di allora, la piazza si chiamava Piazza Sant'Agostino, dal nome della chiesa edificata nel 1448 e che occupa un lato della piazza. La chiesa è oggi sede della Biblioteca Comunale. Un altro edificio religioso si trova su piazza IX aprile. Si tratta della chiesa di San Giuseppe, edificata nel XVII secolo. La chiesa è ancora aperta al culto ed è affidata ai Padri Salesiani. Rappresenta un bell'esempio di barocco siciliano. Di notevole bellezza è la duplice scalinata collocata davanti l'ingresso. L'edificio più importante della piazza è certamente la torre, detta dell'Orologio. Costruita nel XII secolo, fu più volte distrutta nel corso del tempo, ma fu sempre ricostruita.
sassopiatto
Il torrente Povo scorre in un paesaggio idilliaco ed incantato: la sua sorgente si trova a 2390 m di altitudine, sulla sua sponda destra spicca la Presolana, dall’altra parte il Pizzo Pianezza. Il suo alveo, mediamente largo tre metri, sbuca dapprima nella Val di Scalve e termina in Val Camonica. Alpi Orobie, al confine tra le province di Bergamo e Brescia: territori incontaminati, lontani da smog e caos. Ma teatro di un terribile disastro, oggi dimenticato ma che novant’anni fa portò morte e devastazione per un’intera valle. Una distruzione, se non annunciata, comunque causata da una sommatoria di errori e concause che è impossibile definire imprevedibili. Un evento non strettamente naturale ma che ha causato al paesaggio ed all’uomo ferite incancellabili le quali portano una testimonianza di dolore ed incuria il cui monito dovrebbe far riflettere tutti noi. Il passato insegna ma sono in troppi, allora come adesso, a dimenticare questo semplice assioma
maxnipi
Eva
Scatti dentro i resti di un antico teatro romano.
freschiroberto
Piccolo Teatro Strehler: Akhnaten.
en.giuliani
... le stagioni della vita osservate come da un loggione di teatro ...
FabioCamoli
Cambiano i tempi ed il modo di svagarsi, un vecchio cinema-teatro ormai in pensione e da rottamare sfoggia le ultime sedie per essere fotografate prima del saluto definitivo...
gaianifabio
Troppo buio per i miei mezzi, ma scatto comunque... (Conversione BN FiltriNick)
gigivoz
Sofia - La fontana davanti al Teatro \"Ivan Vazov\"
IvoMarkes
Costruito nel primo secolo a.C. per sostituire un preesistente ponte in legno, Ponte Pietra è il più antico monumento romano di Verona e forse anche il più suggestivo. Esso univa l'originario tracciato della via Postumia con il colle antistante in corrispondenza di un guado, utilizzato sin dalla notte dei tempi. All'epoca dell'impero romano erano sette i ponti che attraversavano il fiume Adige in vari punti della città, e due lo facevano in prossimità del teatro Romano: IL PONTE MARMOREUS ED IL PONTE POSTUMIUS (ponte Pietra e il ponte Postumio). Quest'ultimo realizzato leggermente a valle del primo a seguito delle modiche tardo repubblicane del tracciato urbano, quanto l'ortogonalità del nuovo l'impianto viario impose di rettificare il tracciato della via Postumia per farla coincidere con il Decumano Massimo. Sarebbe interessante vedere ancora oggi i due ponti quasi affiancati, ma nell'anno 905 il ponte Postumio fu semidistrutto da una piena dell'Adige e, dopo tre secoli, nel 1239 esso cedette definitivamente all'impeto del fiume. In oltre duemila anni di storia, numerose piene devastanti e crolli a cui seguirono altrettante ricostruzioni, hanno conferito a ponte Pietra l'attuale configurazione a schiena d'asino con arcate asimmetriche, che è assai diversa da quella originaria di epoca romana. Una foggia irregolare che serve per facilitare il flusso della corrente, che in questa ansa dell'Adige risulta maggiore sulla riva rivolta verso l'antico teatro Romano. Bello di giorno, offre il meglio di sé durante la notte, quando una sapiente illuminazione e il silenzio in cui si ode l'acqua stagliarsi contro le pile, lo rendono uno dei luoghi più romantici dell'intera città. Anch'esso purtroppo, come accaduto per tutti i ponti di Verona, è stato oggetto dello scempio nazista durante la seconda Guerra Mondiale. Fatto saltare il 24 aprile 1945 dai tedeschi in fuga, è stato ricostruito utilizzando esclusivamente i materiali originali recuperati dal letto del fiume.
stefettina
Bolla de Sapone Lo sai ched'è la Bolla de Sapone? L'astuccio trasparente d'un sospiro. Uscita da la canna vola in giro, sballottolata senza direzzione, pe' fasse cunnolà come se sia dall'aria stessa che la porta via. Una farfalla bianca, un certo giorno, ner vede quela palla cristallina che rispecchiava come una vetrina tutta la robba che ciaveva intorno, j'agnede incontro e la chiamò: - Sorella, fammete rimirà! Quanto sei bella! Er cielo, er mare, l'arberi, li fiori pare che t'accompagnino ner volo: e inentre rubbi, in un momento solo, tutte le luci e tutti li colori, te godi er monno e te ne vai tranquilla ner sole che sbrilluccica e sfavilla. La Bolla de Sapone je rispose: - So' bella, sì, ma duro troppo poco. La vita mia, che nasce per un gioco come la maggior parte delle cose, sta chiusa in una goccia... Tutto quanto finisce in una lagrima de pianto. Trilussa
franchino63
Una notte passata sulla spiaggia a... tanto per non inviare sempre le stesse immagini ma cercando di rendervi partecipi di come ho passato l\'intera notte ... Tutto questo dopo essermi alzato comunque ieri per andare a lavorare in Sanremo .... rientro a Savona ... doccia ... serata a teatro con la famiglia e alle 23.30 in spiaggia ! ... sono appena tornato a casa con la focaccia calda per tutti ... invio la foto e poi buona notte !!! ...ciao
davidedellefemine
La leggenda della ninfa del Lago di Carezza: Molti anni fa nel lago di Carezza viveva una ninfa di particolare bellezza che con il suo canto melodioso deliziava tutti i viandanti che salivano al passo di Costalunga. Un giorno anche lo stregone di Masaré la sentì cantare e si innamorò della ninfa. Egli usò tutti i suoi poteri per conquistare la fatina del lago senza riuscirvi. Così lo stregone chiese aiuto alla strega Langwerda che gli consigliò di travestirsi da venditore di gioelli, di stendere un arcobaleno dal Catinaccio al Latemar e di recarsi quindi al Lago di Carezza per attirare la ninfa e portarla con sé. Così fece: stese il più bell’arcobaleno mai visto sino ad allora tra le due montagne e si recò al lago, ma dimenticò di travestirsi. La ninfa rimase stupita di fronte all’arcobaleno colorato di gemme preziose. Ma ben presto si accorse della presenza del mago e si immerse nuovamente nelle acque del lago. Allora non fu più vista da nessuno. Lo stregone, distrutto dalle pene d’amore, strappò l’arcobaleno dal cielo, lo distrusse in mille pezzi e lo gettò nel lago. Questa è la ragione perché ancora oggi il lago di Carezza risplende tutti gli stupendi colori dell’arcobaleno, dall’azzurro al verde, dal rosso all’indaco, dal giallo all’oro.
ManuelCafini
Luce continua + Flash
francesco.martinelli
Salve a tutti, vi lascio queste tre immagini e ci vediamo la prossima settimana, il bimbo (PC) va dal dottore e la riconsegna è prevista per dopo il 15. saluti a tutti e buona visione. ciaoooo
Menszeta
Raggi di luce a Teatro Farnese
vinci62
Il teatro di sabbia e maioliche si anima. Vedo una piccola principessa, non resisto a quel faccino, a quello sguardo stupito e illuminato da mille meraviglie.
sassopiatto
Desideravo da tempo ritornare e fotografare questo bellissimo ed allo stesso tempo triste luogo,meta di gite vacanziere,dove da ragazzino mi ci recavo spesso con la mia famiglia. Luogo teatro di un gravissimo disastro: Il 1° dicembre 1923, alle 7.15 avvenne il crollo delle dieci arcate centrali della Diga. Una massa d\'acqua di volume compreso tra 5-6 milioni di metri cubi iniziò la sua folle corsa verso valle. Il calcolo delle vittime fu stimato sulle 500 unità. Le vittime ufficiali del Disastro del Gleno furono circa 360. Un grazie all\'amico Ivo,che ha voluto condividere con me questa bella e faticosa esperienza.
liuc74
\"....in questo teatro che io chiamo \"mia anima\" io sempre interpretato il ruolo principale, così solo così solo, così solo, così solo...\" The police \"so lonely\"