Risultato della ricerca: community contest: segni del tempo passato
allo1953
ABBANDONATA PORTA I SEGNI DEL TEMPO CHE LA CONSUMA
rollino22
Castello Del Boccale on Fire. Torno a pubblicare dopo un bel pò di tempo, lo faccio con uno scatto di qualche mese fa',in un posto super fotografato. Il bello della fotografia di paesaggio è proprio quello di poter fotografare lo stesso poste mille volte, ma ognuna sempre con colori e condizioni diverse. Filtri NiSi Italia Holder v6 + CPL + GND medium 0.9
pietrolannunziata
Ciò che rende la fotografia una strana invenzione è che le sue materie prime principali sono la luce e il tempo. (John Berger)
Titti52
Lio Piccolo è un piccolissimo borgo rurale di origini romane situato nella Laguna veneta. Annovera 22 abitanti, più un cagnolino. Qui il tempo sembra essersi fermato e infatti ogni volta che vi ritorno lo ritrovo esattamente come lo vedete: una piazzetta dove sosta qualche ciclista, la chiesetta dedicata a Santa Maria delle Neve con campanile e canonica e...il cagnolino! Sempre lui, sempre in ronda nella piazzetta.
radiocom
Riproduzione di una foto che mostra come venivano prodotte le corde in passato!
Albertocali
Castello di Torrechiara (PR) ho cercato di cogliere l'occasione per realizzare uno scatto (anzi, un multiscatto) che avevo pensato da tempo in questo luogo magnifico. Assicuro che la solitudine nel bosco con i rumori degli animali selvatici e la presenza di una miriade di lucciole è una esperienza unica! La luce della scena era della luna alle mie spalle. Unione di 100 scatti
Paolo Tomberli
I segni impressi nella terra sono rughe di un volto tante volte percorso, dove i bianchi e i neri sono portatori di un significato che si compenetrano.
leomon2000
il tempo di uno scatto con l'obiettivo sbagliato e se ne è ripartita a cavalcioni della foglia come su un tappeto volante...
nikonista 63
Questa era Venezia, la bella lusinghiera e ambigua, la città metà fiaba e metà trappola,, nella cui atmosfera corrotta l' arte un tempo si sviluppò rigogliosa, e che suggerì ai musicisti melodie che cullano in sonni voluttuosi. Il ponte di Rialto
Paolo Tomberli
I segni incisi nella terra sono rughe di un volto tante volte tracciato, dove i bianchi e i neri sono forieri di un significato che ha valore.
southernman
Panorama da Cima Fertazza verso il Sella. In centro il Col di Lana, con la cima scoperchiata dall'esplosione della mina nella I guerra mondiale "Località di confine tra l'impero austroungarico e il Regno d'Italia, il Col di Lana è stato teatro di aspri combattimenti nel corso della prima guerra mondiale che hanno lasciato sul terreno oltre 8.000 morti (da cui il soprannome "Col di Sangue"). La cima venne infatti ripetutamente contesa nel 1915 e l'anno seguente i reparti italiani, decisi a scacciare definitivamente il nemico (che nel tenere la montagna era coadiuvato anche da reparti dell'Alpenkorps tedeschi), scelsero di copiare ciò che il nemico aveva fatto nel vicino Lagazuoi poco tempo prima, approntando una camera di mina per far saltare in aria la montagna, secondo un piano ideato da Gelasio Caetani. Gli austroungarici, accortisi del pericolo, decisero a loro volta di realizzare una contromina. I genieri italiani terminarono però per primi i lavori, e gli austroungarici, accortisi di ciò, dovettero comunque mantenere la posizione secondo gli ordini diramati. La notte del 17 aprile 1916, alle ore 23:35, esplose la colossale mina, costituita da 5 tonnellate di gelatina dinamite[1]. Una parte della montagna crollò per gli effetti dell'esplosione, causando la morte di circa 150 militari austroungarici e consentendo agli italiani di occupare la vetta[2] sconvolta da un enorme cratere di 30x55 m e 12 m di profondità. Nel 1917 tuttavia, a seguito della disfatta di Caporetto, gli italiani si dovettero ritirare[1] da tutta la zona sino al monte Grappa per mantenere la nuova linea con il massiccio delle Melette. Il Col di Lana nell'ultimo anno di guerra si trovò così in zona di retrovia imperiale e non fu più interessato dai combattimenti. " Fonte : Wikipedia
RaffaeleDiRosa
Oltre alla fotografia, l'altra mia grande passione è l'Etna. Questa è una foto scattata un paio di settimane fa durante un trekking di due giorni in uno dei posti della Sicilia in cui l'inquinamento luminoso è più scarso e, allo stesso tempo, la vista sul Vulcano è spettacolare. Particolarmente affascinante il fascio di luce che dal cratere si alza verso il cielo, un fenomeno ottico chiamato "light pillar" , dovuto alla reazione fra i materiali espulsi e i cristalli di ghiaccio presenti nell'aria. Scattata con Nikon z6, Nikkor 70-300mm FX f4@100mm, iso 3200, f8.
Paolo Tomberli
Un angolo storico della città, che è anche un mondo vivo, ma solo dall’aspetto sembra essere sospeso nel tempo. Una stradina che si apre all’angolo di un crocicchio di scale e in alto il vecchio lume di ferro arrugginito. Il racconto della città è fatto anche dalla ricerca dell’inconsueto e i sobborghi della città ci offrono l’iconografia contemporanea delle storie del nostro tempo.
alex9
Chiamata oggi rocca dei Borgia ha una lunga storia sia dal punto di vista architettonico che quello dei vari cardinali e papi avvicendati nel tempo. Nel 1073 venne posato il primo mattone da parte dell'abbazia di Santa Scolastica e passarono 4 anni per il completamento. Fu casa natale dei fratelli Borgia tra cui la tanto famosa Lucrezia. La parte a sinistra a cui vi è attaccato il grande orologio nacque come fortificazione militare per scopi difensivi e di controllo sulla alta valle dell'Aniene. Successivamente vennero aggiunte altre sezioni e cambi di destinazioni d'uso dai successivi passaggi di proprietà dai Borgia ai Colonna e poi da Braschi . Oggi si presenta abbastanza trascurata, ma ha un suo fascino da rudere antico quale è.
gbphoto
camminare, la più semplice ed esauriente metafora della vita; il luogo, un'altra, efficace metafora del tempo e della bellezza
Maricetta
Sulla piazza Ruggero Settimo, per i palermitani solamente Piazza Politeama, sorge il secondo Teatro della città che (mi duole dirlo) nulla ha a che vedere con l'imponete e stupendo Teatro Massimo che resta il più grande teatro lirico d'Italia e tra i più grandi d'Europa (il terzo per la precisione). E' da qui che, viaggiando alla destra della foto, inizia il cammino che porta verso la città vecchia; un viaggio sempre più indietro nel tempo, ricco e affascinate, reso tale ancor di più da aneddoti, leggende e storie di una città millenaria.
Paolo Tomberli
Nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi, il gesto diventa più violento e la materia è aggredita con più decisione.
Paolo Tomberli
Nel ridurre ai minimi termini, nell'impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi, il gesto diventa più violento e la materia è aggredita con più decisione.